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Aria più pulita in casa, merito della friggitrice ad aria: se la usi così ci guadagni il doppio

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Aria più pulita in casa, merito della friggitrice ad aria: se la usi così ci guadagni il doppio - dossiertibet.it

Friggitrice ad aria e qualità dell’aria domestica: cosa emerge dallo studio di Birmingham

Le friggitrici ad aria sono ormai diffuse nelle cucine italiane. Si parla spesso di meno olio, di cottura più leggera, di consumi energetici ridotti. C’è però un elemento concreto che riguarda la vita quotidiana: la qualità dell’aria indoor mentre si cucina. A maggio 2024 un gruppo di ricercatori della Università di Birmingham, nel Regno Unito, ha pubblicato sulla rivista scientifica ACS ES&T Air uno studio mirato proprio a misurare cosa accade all’aria domestica durante l’uso di una friggitrice ad aria, confrontandola con la frittura tradizionale in immersione.

La cucina, già lo sappiamo, è tra le principali fonti di inquinamento domestico temporaneo. In ambienti chiusi, con ventilazione limitata, i livelli di sostanze volatili possono aumentare rapidamente. Lo studio britannico entra nel dettaglio con dati misurati, non ipotesi.

COV e particelle ultrafini: cosa ha misurato l’Università di Birmingham

Il team ha analizzato due parametri precisi: i composti organici volatili (COV) e le particelle ultrafini. I COV sono sostanze chimiche che si liberano nell’aria durante processi di evaporazione o degradazione termica. In casa provengono da vernici, materiali d’arredo, detergenti, ma anche dalla cottura di alimenti grassi. Le particelle ultrafini, invece, sono frammenti microscopici generati quando i grassi vengono esposti a temperature elevate.

Per l’esperimento è stata utilizzata una friggitrice ad aria da 4,7 litri. I ricercatori hanno cotto alimenti surgelati, cibi freschi magri e prodotti freschi ad alto contenuto di grassi, come bacon e pancetta. Le stesse preparazioni sono state replicate con olio bollente, simulando la frittura classica.

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COV e particelle ultrafini: cosa ha misurato l’Università di Birmingham – dossiertibet.it

I risultati sono chiari. La friggitrice ad aria produce livelli significativamente inferiori di COV e di particelle ultrafini rispetto alla frittura tradizionale. In alcuni test, le emissioni legate alla frittura in immersione risultano da 10 a 100 volte superiori. Il divario aumenta con alimenti ricchi di grassi, che nella frittura in olio liberano quantità elevate di vapori e composti organici.

La Royal Society of Chemistry (RSC) ha diffuso i dati spiegando che, allo stato attuale delle evidenze scientifiche, la friggitrice ad aria rientra tra i metodi di cottura con minore impatto sulla qualità dell’aria domestica. Non si parla di emissioni zero. Si parla di riduzione misurabile rispetto alla tecnica tradizionale.

Le misurazioni sono state effettuate in condizioni controllate, simulando ambienti domestici realistici. Le concentrazioni registrate non hanno superato soglie considerate critiche. Il punto centrale è il confronto tra i metodi di cottura. Il metodo scelto incide già sull’aria che si respira in casa, e non a caso la differenza appare marcata proprio con gli alimenti più grassi.

Il fattore pulizia: quando i residui aumentano le emissioni

La ricerca ha incluso un test specifico sulla manutenzione dell’apparecchio. I ricercatori hanno confrontato una friggitrice nuova con un modello utilizzato oltre 70 volte senza una pulizia approfondita delle parti interne. Il test è stato eseguito a cestello vuoto, riscaldando l’apparecchio per misurare le emissioni generate dai residui di grasso accumulati.

Il risultato mostra un aumento del 23% dei COV e più del doppio delle particelle ultrafini nell’apparecchio più usato rispetto a quello nuovo. I livelli restano inferiori rispetto alla frittura in olio, ma il vantaggio si riduce. I residui organici, soprattutto nelle parti meno accessibili, si degradano con il calore e rilasciano composti nell’aria.

Gli autori dello studio precisano che i valori osservati non rientrano tra quelli classificati come pericolosi per la salute nelle condizioni analizzate. Il messaggio operativo è un altro: la pulizia regolare e approfondita mantiene basse le emissioni. Senza manutenzione costante, parte del beneficio ambientale si attenua.

Lo studio suggerisce anche ai produttori di progettare friggitrici più semplici da smontare e pulire, così da ridurre l’accumulo di grassi carbonizzati. La struttura dell’apparecchio influisce sul risultato tanto quanto il principio di funzionamento.

Accanto al tema dell’aria, resta quello dei consumi energetici. Le friggitrici ad aria lavorano su volumi ridotti, con tempi di preriscaldamento brevi e potenze inferiori rispetto ai forni tradizionali. In un contesto di attenzione ai costi energetici domestici, questo aspetto pesa sulle scelte quotidiane.

La ricerca dell’Università di Birmingham fornisce dati verificabili. La friggitrice ad aria riduce l’emissione di COV e particelle ultrafini rispetto alla frittura in immersione, ma il vantaggio dipende da uso corretto e pulizia costante. L’aria di casa cambia in base al metodo di cottura. I numeri pubblicati su ACS ES&T Air lo documentano con precisione.

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