Un vero e proprio museo a cielo aperto, una città segreta in Italia che ha più di 2.000 anni, chiamata la “Pompei del Nord”.
Chi arriva all’Antica Luni per la prima volta ha spesso la sensazione di trovarsi davanti a un luogo sospeso nel tempo, una città romana rimasta in silenzio per secoli e oggi restituita alla luce con una forza sorprendente.
Non è un caso che molti la definiscano la “Pompei del Nord”, anche se qui non c’è stata alcuna eruzione a cristallizzare la vita quotidiana. A Luni è stata la storia, con le sue trasformazioni, a lasciare un patrimonio che oggi appare come un museo a cielo aperto, immerso tra il verde della campagna e il bianco delle Alpi Apuane.
La città segreta che ha più di 2.000 anni: un posto unico in Italia
La visita inizia spesso dal museo, un edificio moderno che custodisce reperti capaci di raccontare l’intera parabola della città fondata dai Romani nel 177 a.C. Le prime sale mostrano l’uso straordinario del marmo apuano, la celebre “pietra di luna” che rese Luni un porto ricco e strategico. Statue, basi votive, mosaici e frammenti architettonici testimoniano un passato in cui il marmo non era solo materia prima, ma simbolo di potere e identità. Il mosaico di Oceano e quello di Medusa catturano lo sguardo con una forza che sorprende anche chi ha già visitato altri siti romani.
Poco più avanti, la statua della Dea Fortuna sembra accogliere i visitatori con la sua cornucopia, mentre i busti di Claudio e delle due Agrippina riportano alla mente l’epoca in cui le cave delle Apuane lavoravano senza sosta per soddisfare le richieste dell’impero. Salendo al piano superiore, la narrazione si allarga e abbraccia epoche diverse: dalla preistoria alla dominazione etrusca, fino alla fondazione della colonia romana e ai secoli in cui Luni prosperò come porto commerciale. I reperti del tempio capitolino e del tempio della dea Luna raccontano la vita religiosa della città, mentre i materiali bizantini e longobardi ricordano che la storia di Luni non si è interrotta con la fine dell’età imperiale, ma ha continuato a stratificarsi fino al suo definitivo declino nel Medioevo.
Uscendo dal museo, il sito archeologico si apre come un grande palcoscenico naturale. Il Foro appare subito come il cuore della città antica, con le Tabernae che un tempo ospitavano botteghe e luoghi di ristoro. Poco più avanti, la Domus degli Affreschi conserva pavimenti preziosi che resistono al tempo meglio delle coperture moderne che dovrebbero proteggerli. Attraversando ciò che resta del Decumano, si raggiunge il Teatro, un luogo che conserva un silenzio quasi sacro. Qui è facile immaginare gli attori romani entrare in scena, circondati dalle statue degli imperatori che oggi si possono ammirare nel museo.

Tutta la bellezza della città di Luni, 2.000 anni di storia – Dossiertibet.it
Proseguendo, si incontrano i resti del Tempio di Luna, dedicato alla divinità che diede il nome alla città, e il Tempio Capitolino, che domina ancora l’area del Foro. Le Alpi Apuane sullo sfondo sembrano proteggere questo spazio antico, creando un contrasto che rende Luni un luogo unico nel panorama archeologico italiano. A pochi minuti di distanza si trova l’Anfiteatro, considerato il monumento meglio conservato dell’intera area. La sua struttura ellittica, capace di ospitare fino a 7.000 spettatori, racconta un passato fatto di spettacoli gladiatori e giochi pubblici.
Oggi il mare è lontano circa due chilometri, ma in epoca romana l’anfiteatro si affacciava direttamente sul porto, offrendo una vista che doveva essere spettacolare. Camminare al centro dell’arena, circondati dal silenzio, restituisce una sensazione di eternità che pochi altri luoghi riescono a evocare. Luni non è solo un sito archeologico, ma un viaggio attraverso duemila anni di storia, un luogo che sorprende chiunque lo visiti e che meriterebbe una fama ben più ampia. Pompei resta un unicum, ma qui, tra il bianco del marmo e il verde della campagna, sopravvive una città che continua a raccontare il suo passato con una forza che non ha nulla da invidiare ai siti più celebri del Sud.








