Nel silenzio assoluto del cuore del Molise si erge un castello segreto che domina tra arte, storia e panorami incredibili.
Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati, ma che si attraversano come si attraversa una storia antica, lasciandosi avvolgere da un’atmosfera che non appartiene più al presente.
Il Castello dei Maginulfo, sospeso sopra il borgo di Roccamandolfi, è uno di quei posti che non cercano di piacere, non si offrono al turista con comodità o restauri impeccabili. È una rovina viva, esposta al vento e al tempo, che domina le valli del Molise come un guardiano rimasto al suo posto per secoli.
Il castello segreto del Molise: storia e panorami mozzafiato
Arrivare quassù significa entrare in un silenzio che non ha nulla di artificiale. È un silenzio pieno, attraversato solo dal fruscio dell’aria e dal volo dei rapaci che disegnano cerchi sopra la rupe. Il panorama si apre in tutte le direzioni, dalle cime del Matese alle vallate interne, rivelando un territorio che conserva ancora una purezza rara. Non c’è traccia di turismo invadente, non c’è rumore che spezzi l’armonia di questo scenario. Il castello appare come un frammento di Medioevo rimasto intatto, con le sue mura spezzate e le torri monche che raccontano assedi, distruzioni e resistenze. Qui la storia non è ricostruita, è rimasta impressa nella pietra.
La fortezza nacque intorno al X secolo per volontà della famiglia longobarda dei Maginulfo, che scelse questa quota per controllare un’area strategica tra il Molise interno e le vie che conducevano al Volturno e all’Adriatico. Nei secoli successivi il castello fu ampliato, conteso, attaccato. Nel 1195 subì l’assedio dell’imperatore Enrico VI e pochi decenni dopo Federico II ne ordinò la demolizione per stroncare le rivolte locali. Da allora nessuno lo ricostruì più. Ciò che resta oggi è il risultato di secoli di abbandono e di erosione, ma proprio questa nudità lo rende affascinante, come accade per altre rocche appenniniche che hanno trasformato la loro fragilità in forza evocativa.
Attorno al castello circolano leggende che alimentano la sua aura misteriosa. Si parla di presenze notturne, di ombre che si muovono tra le rovine, di suoni inspiegabili nelle notti di vento. Racconti che nascono probabilmente dalla potenza del luogo stesso, isolato e carico di storia, immerso in un paesaggio che amplifica ogni suggestione. Anche chi non crede alle storie popolari percepisce una sorta di energia, come se la rocca fosse ancora un punto di osservazione sul tempo più che sul territorio.

La bellezza del Castello di Roccamandolfi – Dossiertibet.it
Raggiungere il castello è semplice: da Roccamandolfi si seguono le indicazioni fino all’area di accesso, poi si prosegue a piedi lungo un breve sentiero. La salita non è impegnativa, ma richiede scarpe adatte, soprattutto in inverno o dopo la pioggia. Non ci sono servizi in quota e questo contribuisce al fascino del luogo, che conserva un’autenticità rara. Le stagioni migliori sono l’autunno e l’inverno, quando la neve trasforma il paesaggio in una scena quasi irreale e il silenzio diventa assoluto. L’estate regala cieli limpidi e tramonti intensi, ma il caldo suggerisce di salire nelle ore più fresche.
Il castello è solo l’inizio di un territorio che merita di essere esplorato con calma. Roccamandolfi conserva l’aspetto di un borgo di pietra aggrappato alla montagna, con vicoli ripidi e scorci che si aprono sulle Mainarde. Poco distante si trova il ponte tibetano, una passerella sospesa che attraversa una gola boscosa e offre una vista vertiginosa. Intorno si estendono i paesaggi del Parco Nazionale del Matese, con faggete, pascoli e crinali che invitano a camminare lentamente. Chi ha più tempo può raggiungere il lago di Castel San Vincenzo o i borghi dell’alta valle del Volturno, dove il Molise mostra il suo volto più autentico, fatto di ritmi lenti e ospitalità sincera.
Il Castello dei Maginulfo è la sintesi perfetta di questo Molise che resiste. Non offre comfort né attrazioni patinate, ma regala qualcosa di più prezioso: la sensazione di trovarsi in un luogo che non ha bisogno di spiegarsi. Basta fermarsi, guardare, ascoltare.








