La Dotta, la Rossa, la Grassa: Bologna unisce università antica, mattoni medievali e cucina celebre in un centro storico compatto e ricchissimo.
Bologna, capoluogo dell’Emilia-Romagna, è conosciuta da secoli come La Dotta, La Rossa, La Grassa. Tre definizioni che non sono slogan turistici ma sintesi storiche precise. La Dotta per la presenza dell’Università di Bologna, fondata nel 1088 e considerata la più antica del mondo occidentale ancora in attività. La Rossa per il colore dominante dei tetti e dei mattoni medievali che definiscono il profilo urbano. La Grassa per una tradizione gastronomica che ha reso celebri nel mondo tortellini, tagliatelle al ragù, mortadella e lasagne.
Il centro storico è compatto, attraversabile a piedi. Gran parte dei monumenti si concentra in poche centinaia di metri. Questo rende Bologna una città semplice da visitare, già in uno o due giorni. Eppure sotto la superficie ordinata si intrecciano secoli di potere comunale, fede, cultura universitaria e commerci.
Piazza Maggiore, torri e palazzi: il cuore civile e religioso
Il punto di partenza è Piazza Maggiore, che i bolognesi chiamano ancora Piazza Grande, come nella canzone di Lucio Dalla. Qui si affacciano i principali edifici medievali. Al centro domina la Fontana del Nettuno, simbolo cinquecentesco della città. A ovest sorge Palazzo d’Accursio, sede del Comune dal 1336, riconoscibile per la Torre dell’Orologio. A sud si impone la Basilica di San Petronio, quinta chiesa più grande al mondo per dimensioni.

Il punto di partenza è Piazza Maggiore, che i bolognesi chiamano ancora Piazza Grande – dossiertibet.it
La piazza nasce nel XIII secolo come spazio di mercato. Gli edifici originari furono acquistati e demoliti per creare un’area pubblica adeguata alla crescita comunale. Nel Quattrocento assunse l’aspetto attuale, austero e ordinato. Una leggenda universitaria racconta che attraversarla al centro prima della laurea porti sfortuna. Gli studenti la costeggiano. Lo fanno ancora.
Salendo sulla Torre degli Asinelli, 97 metri di altezza e 498 gradini, si osserva la città dall’alto. Accanto pende la più bassa Garisenda, oggi non visitabile. Tra XII e XIII secolo Bologna contava decine di torri gentilizie, simbolo di prestigio familiare e strumenti difensivi.
All’interno di Palazzo d’Accursio si visitano la Sala Farnese, la Sala del Consiglio Comunale, le Collezioni Comunali d’Arte. Poco distante si trova la Biblioteca Sala Borsa, spazio multimediale moderno costruito sull’antica area della Borsa cittadina. La Basilica di San Petronio, iniziata nel 1390, conserva la celebre Meridiana di Cassini, lunga 67 metri, realizzata nel 1655 per dimostrare il moto della Terra attorno al Sole. La facciata incompiuta racconta secoli di interruzioni e cambiamenti politici. Dalla terrazza panoramica, a 54 metri di altezza, si osservano i tetti rossi che hanno dato il soprannome alla città.
Archiginnasio, Santo Stefano e San Luca: luoghi dello spirito e della cultura
A pochi passi da Piazza Maggiore si trova l’Archiginnasio, costruito nel 1563 per volontà del cardinale Carlo Borromeo come sede unificata dell’Università. Il lungo portico interno è decorato con centinaia di stemmi studenteschi. Il Teatro Anatomico, ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale, conserva ancora il tavolo di dissezione ligneo. Una scritta all’ingresso – “Opera dei liberatori” – ricorda la propaganda fascista dopo i danni subiti nel 1944.
Il complesso di Santo Stefano, noto come Sette Chiese, raccoglie edifici sacri di epoche diverse, dal V secolo in poi. La Basilica del Sepolcro e il Cortile di Pilato evocano un progetto simbolico che voleva riprodurre i luoghi della Gerusalemme cristiana. L’insieme è uno dei più importanti esempi di romanico in città.
Nella Chiesa di San Domenico riposano le spoglie del santo fondatore dell’ordine domenicano. L’Arca di San Domenico è un’opera corale alla quale lavorarono Nicola Pisano, Niccolò dell’Arca e un giovane Michelangelo, autore di tre statue laterali.
Bologna nasconde anche una dimensione inattesa: quella dell’acqua. In Via Piella una piccola finestrella si apre sul Canale delle Moline, resto del sistema idraulico medievale che alimentava mulini e opifici. Negli anni ’50 molti canali furono interrati. Oggi alcuni scorci sono stati riaperti.
Infine i Portici di San Luca, quasi quattro chilometri coperti da 666 arcate, collegano il centro al Santuario della Madonna di San Luca sul Colle della Guardia. Il numero delle arcate è oggetto di interpretazioni simboliche. La salita è impegnativa, già lo sappiamo, ma rappresenta una tradizione per molti bolognesi. Dalla terrazza della basilica si osservano la pianura e i colli circostanti.
Bologna si visita senza auto. I monumenti principali si concentrano nel centro. In uno o tre giorni si alternano arte, architettura medievale, spiritualità e cucina. Una città compatta, stratificata, dove ogni quartiere conserva tracce leggibili del passato.








