Tra cristalli e dune scure: il lato meno conosciuto del deserto egiziano, puoi visitarlo con pochi euro
A circa 150 chilometri dal Cairo, lungo piste sabbiose che richiedono un fuoristrada, si entra in un Egitto lontano dalle piramidi e dalle città affollate. Qui non ci sono folle né traffico. Ci sono fossili di balene preistoriche, colline vulcaniche nere e distese calcaree scolpite dal vento. Il Sahara egiziano custodisce alcune delle aree naturali più sorprendenti dell’Africa settentrionale. Tra queste, la Valle delle Balene (Wadi Al Hitan), il Deserto Nero nei pressi dell’Oasi di Bahariya e la Riserva del Deserto Bianco vicino a Farafra. Tre luoghi distinti, un unico paesaggio che racconta milioni di anni di trasformazioni geologiche.
Valle delle balene e Deserto Nero: fossili marini e montagne vulcaniche nel Sahara
La prima tappa è Wadi Al Hitan, nell’oasi di Fayoum, dichiarata Patrimonio UNESCO nel 2005. Il sito si estende per circa 200 chilometri quadrati nel deserto occidentale. Qui sono stati rinvenuti oltre 1.000 fossili di balene preistoriche, molti dei quali completi. Le ricerche scientifiche indicano che questi resti risalgono a circa 40 milioni di anni fa, all’epoca dell’antico oceano Tetide (Tethys), che separava l’Africa dall’Asia. Camminare tra gli scheletri fossilizzati significa attraversare un territorio che un tempo era mare aperto.

La prima tappa è Wadi Al Hitan, nell’oasi di Fayoum, dichiarata Patrimonio UNESCO – dossiertibet.it
Le formazioni geologiche di Gahannam, Qaṣr al-Ṣāgha e Birket Qārūn conservano tracce di tartarughe marine, coccodrilli e squali preistorici. L’area è oggi protetta e dotata di un percorso segnalato che consente ai visitatori di osservare i reperti senza danneggiarli. Il silenzio è assoluto, rotto solo dal vento. Il paesaggio è arido, sabbioso, eppure racconta una storia marina. Lo sappiamo, l’idea di balene nel deserto sembra irreale, eppure i dati geologici confermano questa evoluzione ambientale.
A poco più di un’ora di strada dall’Oasi di Bahariya, si entra nel Deserto Nero. Il nome deriva dalle rocce di basalto che ricoprono dune e rilievi. Le colline sono il risultato di antiche attività vulcaniche. Le eruzioni, milioni di anni fa, hanno lasciato coltri scure che contrastano con la sabbia chiara. Salendo sulla Black Mountain, il panorama appare quasi lunare. Non si vedono centri abitati né vegetazione diffusa. Il terreno è ruvido, frammentato.
Tra queste formazioni si distingue la Crystal Mountain, una cresta rocciosa composta da cristalli di quarzo, barite o calcite, secondo le analisi mineralogiche. Le scaglie riflettono la luce solare con effetti netti, soprattutto nelle ore centrali del giorno. Non è una montagna nel senso classico, ma una dorsale cristallina modellata dall’erosione. Qui il vento lavora senza ostacoli. Il paesaggio non è artificiale né scenografico. È il risultato di processi naturali lenti, lunghissimi.
Deserto Bianco: sculture calcaree e notti stellate nella riserva di Farafra
Proseguendo verso nord, a circa 500 chilometri dal Cairo, si raggiunge la Riserva Naturale del Deserto Bianco, istituita nel 2002. L’area copre circa 3.000 chilometri quadrati. Il colore dominante è il bianco, dovuto alle rocce calcaree risalenti al periodo Cretaceo, circa 80 milioni di anni fa. Le formazioni hanno assunto nel tempo forme irregolari, scolpite dal vento e dall’erosione. Alcune ricordano animali, altre funghi o torri isolate. Non si tratta di sculture artificiali, ma di strutture naturali modellate da agenti atmosferici.
Storicamente, il deserto fu attraversato da carovane berbere che utilizzavano le oasi come punti di ristoro. Oggi l’area è accessibile con guide autorizzate e veicoli 4×4. Le temperature a marzo oscillano tra 15 e 25 gradi durante il giorno, mentre la notte scendono sensibilmente. È proprio al tramonto che il paesaggio cambia colore. Le rocce bianche si tingono di giallo, poi arancio, poi rosso tenue. Il contrasto con il cielo limpido crea un effetto visivo netto.
Il cielo stellato del Deserto Bianco è considerato tra i più limpidi del Nord Africa. L’assenza di inquinamento luminoso consente l’osservazione della Via Lattea a occhio nudo. Molti tour prevedono pernottamenti in tenda. La notte nel Sahara è silenziosa, il vento si attenua, la temperatura cala. Non ci sono rumori artificiali. Solo il cielo e la distesa chiara.
Il deserto occidentale egiziano non è una meta improvvisata. Le distanze sono ampie, le strade asfaltate lasciano spazio a piste sabbiose. Serve organizzazione. Eppure è proprio questa distanza dalle rotte tradizionali a preservare l’integrità dei luoghi. La Valle delle Balene, il Deserto Nero e il Deserto Bianco rappresentano tre capitoli diversi della stessa storia geologica. Mare antico, vulcani, sedimentazioni calcaree. Tutto concentrato in poche centinaia di chilometri.
Chi percorre questo itinerario attraversa milioni di anni in pochi giorni. I dati scientifici parlano chiaro. Fossili marini nel Sahara, colate basaltiche, rocce cretacee. L’Egitto non è solo archeologia faraonica. È anche geologia estrema, silenzio e spazio aperto. Ed è proprio nel silenzio che questi deserti mostrano il loro carattere più netto.








