Passeggiando nei luoghi di Leopardi tra nebbie leggere, belvedere affacciati sul Conero e profumi di cucina marchigiana
Nel cuore delle Marche, tra le valli dei fiumi Potenza e Musone, Recanati si svela come un piccolo mondo a parte. Seduta su un colle rotondo, in provincia di Macerata, questa cittadina racchiude case color miele, piazzette raccolte e panorami che abbracciano il mare da un lato e le montagne dall’altro. In autunno, più che in ogni altra stagione, l’intero borgo diventa una scena poetica, dove tutto rallenta e respira in silenzio. Ed è proprio in questo scenario che si coglie appieno l’eredità più profonda lasciata da Giacomo Leopardi.
Panorami e atmosfere d’autunno: Recanati tra luce dorata e memoria poetica
L’autunno rende giustizia alla natura di Recanati come borgo-balcone. Arroccata in posizione dominante, la città ricorda altri centri panoramici marchigiani come Cingoli o Apiro, ma con un’identità tutta sua. Le colline marchigiane intorno si trasformano in una tavolozza viva di giallo, bruno, amaranto e ocra. Al mattino, le nebbie sottili velano le forme e spingono a un’osservazione più interiore, quasi mistica. E quel velo opaco e romantico non può che evocare il pensiero leopardiano, malinconico e lucido allo stesso tempo.

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Dalla Torre del Borgo, in piazza Leopardi, lo sguardo si perde verso la pianura e il mare, mentre il sole autunnale disegna ombre lunghe e dorate. Altri punti privilegiati sono il Colle dell’Infinito, da cui Leopardi trasse ispirazione per la sua più celebre poesia, e il cortile di Palazzo Venieri, dove si apre un belvedere che regala, nelle mattine più terse, scorci fino al Monte Conero e alla Dalmazia.
Passeggiare in questa stagione tra i vicoli di Recanati significa respirare un’aria profonda, fatta di profumi delle cucine locali, suoni ovattati e colori che cambiano ora dopo ora. Ogni terrazza naturale diventa un invito alla contemplazione, ogni finestra un quadro.
Nei luoghi di Leopardi, tra memoria, poesia e architetture raccolte
Recanati e Leopardi sono inseparabili. Ogni strada, ogni scorcio racconta la presenza silenziosa del poeta, che qui nacque nel 1798 e visse gran parte della sua breve vita. Il percorso inizia da Casa Leopardi, dimora nobiliare che ospita ancora oggi i discendenti della famiglia. La Biblioteca è il vero cuore: oltre 20.000 volumi, raccolti dal padre Monaldo, testimoniano la profondità culturale in cui crebbe Giacomo.
Poco distante, in piazza Sabato del Villaggio, ci sono la casa di Silvia, la chiesa di Santa Maria in Montemorello dove fu battezzato e il famoso Colle dell’Infinito, reso ancora più vivo da un percorso multimediale che ne ricostruisce il contesto storico e letterario.
Tra gli altri luoghi leopardiani si trovano il Palazzo Antici-Mattei, appartenente alla famiglia materna, e la Torre del Passero Solitario, nel chiostro della chiesa di Sant’Agostino, da cui prende nome un’altra celebre poesia. L’edificio, risalente al Duecento, conserva opere d’arte preziose e un’atmosfera austera.
Ma Recanati è anche altro: è Villa Colloredo Mels, con una pinacoteca che ospita capolavori di Lorenzo Lotto, è la Cattedrale di San Flaviano con il suo soffitto ligneo a cassettoni, è arte religiosa e architettura gentile, è cultura viva che si respira in ogni angolo.
Nel centro, tra vicoli tortuosi e portali antichi, il visitatore può smarrirsi nel tempo. E arrivare infine in piazza Leopardi, dominata dalla statua del poeta e dalla Torre del Borgo, oggi sede del museo civico. È da lì che il viaggio si chiude, o forse ricomincia: perché Recanati, quando la si lascia, resta negli occhi come una pagina ancora da rileggere.








