Un viaggio tra mura antiche, sculture visionarie e paesaggi mediterranei che rigenerano lo sguardo
Capalbio non ha bisogno di esagerare: basta il suo nome per evocare immagini di colline dolci, luce toscana e profumo di macchia mediterranea. È una di quelle mete che non ti gridano nulla, ma ti restano dentro. Situato nel sud della Toscana, in quel tratto di Maremma che guarda il mare, questo borgo ha saputo conservare un’identità precisa, fatta di silenzi, bellezza e un senso raro di armonia tra natura, storia e cultura. Camminare a Capalbio significa perdere la nozione del tempo, accarezzare la pietra viva dei vicoli e sentirsi spettatori privilegiati di un paesaggio che muta a ogni svolta.
Non a caso viene chiamata “la piccola Atene” della Maremma: una definizione che rende omaggio non solo alla sua bellezza ma anche alla vivacità culturale che l’ha animata nel tempo. È in primavera, però, che Capalbio mostra il suo lato più autentico: quando le ombre sono morbide, i fiori esplodono sui balconi e il vento porta il sale del Tirreno fin dentro il centro storico.
Le mura, la rocca e quella vista che non ti aspetti: il cuore medievale di Capalbio
Entrare a Capalbio è come sfogliare una pagina intatta del Medioevo toscano. Il centro storico è raccolto, protetto da una doppia cinta muraria perfettamente conservata, che ancora oggi si può percorrere camminando sul cammino di ronda. Da lì, lo sguardo spazia: da un lato i campi coltivati, dall’altro la linea dell’orizzonte che si confonde col mare.

Le mura, la rocca e quella vista che non ti aspetti: il cuore medievale di Capalbio – dossiertibet.it
La Rocca Aldobrandesca, al centro del borgo, è il punto più alto, il fulcro simbolico. La torre è aperta al pubblico e la salita vale ogni gradino: dalla cima si domina tutta la piana maremmana, punteggiata di vigneti e uliveti, fino a scorgere le isole all’orizzonte nelle giornate più limpide. Dentro le mura si trovano botteghe, piccole osterie, portoni scolpiti e scorci che sembrano studiati per fermare il tempo.
Ogni pietra racconta una storia, ma a Capalbio non c’è nulla di artefatto. L’autenticità è la sua forza: la vita scorre lenta, ma vera. Puoi sederti su una panchina e restare lì mezz’ora solo per ascoltare il vento, o perderti in un vicolo senza nome e trovarti davanti a un panorama che sembra dipinto.
Il Giardino dei Tarocchi e la natura selvaggia: Capalbio oltre il borgo
A pochi chilometri dal centro storico si apre uno dei luoghi più visionari d’Italia: il Giardino dei Tarocchi, un parco artistico creato da Niki de Saint Phalle, popolato da sculture gigantesche, colorate, surreali. È un’esperienza che va oltre la visita: si cammina tra figure simboliche, riflessi, specchi e forme che dialogano con la terra e il cielo, trasformando l’arte in paesaggio.
Ma Capalbio non vive solo di suggestioni artistiche. È anche mare, spiagge, laghi e riserve naturali. Come quella del Lago di Burano, un’oasi WWF dove si possono avvistare aironi, fenicotteri, falchi di palude. Oppure la spiaggia di Macchiatonda, selvaggia e silenziosa, dove camminare tra dune e ginepri, lontano da stabilimenti e rumori. Luoghi dove la natura domina ancora, e dove il turista è ospite, non protagonista.
La primavera è il momento perfetto per godersi tutto questo: le temperature sono miti, i colori accesi, l’afflusso contenuto. Si può pranzare all’aperto, mangiando pici al ragù maremmano o una panzanella di stagione, accompagnati da un bicchiere di Morellino di Scansano. Oppure restare semplicemente in silenzio, mentre il sole tramonta dietro le colline.
Capalbio è questo: un invito a rallentare, a camminare senza meta, a riconnettersi con una bellezza concreta e sottile, che non ha bisogno di effetti speciali per farsi amare.








