Dalla giungla ai villaggi galleggianti, ecco perché questa città è il viaggio fuori rotta che non ti aspetti: esperienza surreale senza guidare
C’è una città che non puoi raggiungere in auto, né da Lima, né da nessuna parte. Ha mezzo milione di abitanti, un esercito di tuk tuk, nessun McDonald’s e delfini rosa che nuotano nei suoi fiumi. Si chiama Iquitos, e se il solo nome non vi dice nulla, è perché nessuno vi ci ha mai spinti. Ma vi assicuro: è la Cancún selvaggia che nessuno vi racconta. E sì, vale il viaggio, anche se volate con una compagnia che ha i sedili rivestiti di adesivi scoloriti e non serve neanche un bicchiere d’acqua.
È qui che il concetto di “fuori percorso” prende finalmente forma. Niente resort, niente itinerari preimpostati, ma una città che sembra resistere alla globalizzazione restando se stessa, con il buono e il brutto. Con un volo interno e un po’ di spirito d’avventura, atterrerete in una porta sull’Amazzonia che vi cambierà il modo di pensare ai viaggi autentici.
Natura e città, tuk tuk e villaggi galleggianti: il caos perfetto di Iquitos
Iquitos è l’unico centro urbano al mondo non raggiungibile via terra. Puoi arrivarci in aereo o risalendo il Rio delle Amazzoni in barca. Una volta atterrati, il benvenuto lo dà una giungla di tuk tuk: sono oltre 500.000, e fanno da spina dorsale al traffico quotidiano. Le auto sono rare e costose, portate via fiume, e Uber qui non esiste. Ma non serve: il centro è denso, i tragitti sono brevi, e un passaggio costa l’equivalente di 1 euro.

Natura e città, tuk tuk e villaggi galleggianti: il caos perfetto di Iquitos – dossiertibet.it
La vita urbana e la natura qui si sovrappongono senza filtri: puoi mangiare un ceviche sulla riva e vedere pipistrelli sopra la tua testa e pesci esotici che saltano dal fiume. Succede a La Balsa, ristorante semplice e diretto con vista sul fiume e sul tramonto amazzonico. Il cuore della città è la Plaza de Armas, punto di riferimento per ogni partenza e ritorno, dalle escursioni nella giungla agli acquisti nei mercatini.
E poi c’è Belen, il quartiere galleggiante, dove la normalità è un’illusione. Le case si alzano e si abbassano con le piene del fiume, alcune galleggiano, altre sono su palafitte. Il suo mercato è un delirio sensoriale tra carni esotiche, “medicine” locali e odori che sfidano le regole del buonsenso. È un posto che non si dimentica, ma dove serve una guida fidata, come Miguel di Ronsoco Guiding Iquitos, per capirlo e viverlo in sicurezza.
Le esperienze sono fuori dagli schemi: avvistamenti di delfini rosa, passeggiate notturne nella giungla, nuotate nei fiumi neri del Nantay, pesca ai piranha e contatti autentici (non sempre piacevoli) con la spiritualità locale. Ma tutto, anche il disagio, ha senso qui. Anche le cose da evitare – come alcuni “santuari” poco etici o tour culturali troppo forzati – fanno parte del quadro.
Un’avventura autentica senza filtri, tra calore umano e contrasti tropicali
Non aspettatevi boutique globali, fast food o ATM ovunque. A Iquitos il contante è ancora il re, e le carte si bloccano appena piove. Ma in cambio troverete ospitalità reale, come quella dell’Hotel Fenix, gestito da persone vere con acqua calda, aria condizionata e sorrisi sinceri. Ogni posto in cui mangiate o dormite è unico, non seriale. Anche i posti più “moderni”, come il DoubleTree della piazza, si affacciano su teatri storici e palazzi coloniali ormai scoloriti, ma ancora vivi.
Ecco il punto: Iquitos non è comoda. Non è Instagrammabile. Non è prevedibile. Ma è per questo che la si ama. È sporca e poetica, caotica e ospitale, estrema ma reale. E ogni tanto, quando non sai più che cosa stai cercando nei tuoi viaggi, è proprio una città come questa che ti rimette in linea con lo stupore.








