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Sembra un fotomontaggio, ma esiste davvero: il borgo scavato nella roccia che sfida ogni legge della fisica

Setenil de las Bodegas
Sembra un fotomontaggio, ma esiste davvero: il borgo scavato nella roccia che sfida ogni legge della fisica - dossiertibet.it

Un paese scolpito nella pietra, sospeso tra geologia e storia andalusa, dove vivere significa abitare nella roccia

A pochi chilometri da Ronda, nascosto tra i rilievi frastagliati della Sierra di Cadice, si trova un paese che non assomiglia a nessun altro. Non per modo di dire. A Setenil de las Bodegas, le case non stanno sopra la roccia, ma dentro, inglobate, schiacciate, protette da enormi lastre di pietra che sembrano scivolate giù dalla montagna e poi lasciate lì, sopra i tetti. Una visione che spiazza chi arriva per la prima volta, ma che per gli abitanti è semplicemente la normalità. Con poco meno di tremila residenti, Setenil non è solo un villaggio da cartolina: è un laboratorio vivente di architettura spontanea, adattata per secoli alle pieghe di un paesaggio unico. Qui ogni strada curva perché lo impone il masso. E ogni facciata si arrende all’ombra della pietra.

Le case sotto la roccia e l’ingegno antico degli andalusi

Arrivare a Setenil de las Bodegas significa entrare in un altro tempo, uno in cui l’uomo non ha spianato la natura ma si è adattato a lei. Il Rio Trejo ha scavato per secoli il suo letto nel cuore della Sierra, lasciando canyon, insenature e cavità fresche anche nei mesi più roventi. Già 25mila anni fa, l’uomo aveva intuito che vivere lì significava resistere al sole. Poi arrivarono i romani, e dopo ancora gli arabi, che trasformarono questo insediamento naturale in una vera città troglodita.

Setenil de las Bodegas

Le case sotto la roccia e l’ingegno antico degli andalusi – dossiertibet.it

Le “cuevas”, come vengono chiamate le abitazioni incassate nella roccia, non sono solo pittoresche: sono isolate, fresche d’estate e tiepide d’inverno, con pareti naturali che mantengono una temperatura stabile. Un sistema termico perfetto, ideato molto prima dei climatizzatori. Le strade principali sono due: Calle Sol, dove il sole arriva a fatica, e Calle Sombra, letteralmente “strada dell’ombra”, sovrastata da un gigantesco masso che copre tutto, come un tetto minerale. Eppure nessuno qui ha paura. “Se non è crollato in tremila anni, non crollerà ora”, ti dicono i locali con il sorriso.

L’estetica bianca degli edifici, i balconi affacciati nel vuoto e i dettagli architettonici fanno parte di quel gruppo di villaggi andalusi noti come pueblos blancos, i borghi bianchi, tipici di questa fascia di territorio. A differenza degli altri, però, Setenil ha una dimensione verticale, compressa, in cui ogni metro quadrato è stato conquistato pietra su pietra. La città si sviluppa su livelli, con la parte alta dove sorge la chiesa gotica di Nuestra Señora de la Encarnación, e la parte bassa incastonata nel canyon scavato dal fiume.

Il significato del nome e le tracce arabe che sopravvivono nella pietra

Il nome Setenil non è un caso. Secondo la tradizione, deriva dal latino “Septem Nihil” — sette volte niente — perché ci vollero sette assedi da parte dei Re Cattolici per espugnare questa roccaforte araba nel 1484. Una delle ultime piazzeforti musulmane dell’Andalusia, abitata dalla dinastia dei Nasridi, che aveva costruito una fortezza e mura difensive ancora visibili.

La parte finale del nome, “de las Bodegas”, invece, si lega al periodo successivo: con la riconquista cristiana arrivò il vino, e le grotte, così perfette per conservare fresco il cibo, divennero cantine naturali. In breve, il borgo si trasformò in un centro agricolo, con piccole botteghe e un’economia basata sul commercio locale. Molte di queste “bodegas” oggi sono bar o ristoranti dove si può assaggiare la cucina tipica andalusa: chorizo piccante, formaggio di capra, zuppe rustiche come la “migas” — un piatto povero fatto con pane raffermo, aglio e verdure — e ovviamente, il vino della Sierra.

Oggi, chi visita Setenil resta incantato dalla fusione di epoche, dalla convivenza tra islam e cattolicesimo visibile nei numerosi eremi, alcuni ricavati da antiche moschee. C’è quello dedicato a San Benito, e poi l’eremo di San Sebastiano, costruito per volere di Isabella di Castiglia. Le processioni della Semana Santa, la Settimana Santa, sono tra gli eventi più sentiti, con due confraternite rivali che animano il paese con riti spettacolari, luci e canti antichi tra le pareti di pietra.

Poco distante, nel sito romano di Acinipo, si possono ammirare resti di terme e un teatro in pietra ancora ben conservato. Chi arriva da Siviglia può percorrere la A-375, strada panoramica che costeggia il Parque natural de la Sierra de Grazalema, uno dei paesaggi più verdi e spettacolari dell’Andalusia.

Setenil non è solo uno sfondo da fotografare. È una lezione vivente di adattamento, ingegno e resistenza. Un borgo dove la pietra è casa, storia e destino.

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