Curiosità

Per decenni è rimasta invisibile: ora la Valle dei Dinosauri riappare da una famosa montagna italiana

Valle dei Dinosauri
Per decenni è rimasta invisibile: ora la Valle dei Dinosauri riappare da una famosa montagna italiana - dossiertibet.it

Impronte perfettamente conservate, risalenti a oltre 200 milioni di anni fa, cambiano per sempre la storia delle Alpi italiane

Nel Parco Nazionale dello Stelvio, tra le vette che separano Livigno da Bormio, è riemersa una pagina dimenticata della preistoria. In una zona impervia della valle di Fraele, lontana dai percorsi turistici, sono state individuate migliaia di impronte fossili di dinosauri, custodite dalla roccia per oltre 200 milioni di anni. A individuarle, in modo del tutto fortuito, è stato Elio Della Ferrera, fotografo naturalista, durante un’escursione fotografica. I segni, ben visibili e sorprendentemente intatti, sono stati subito classificati come orme risalenti al Triassico Superiore, un’epoca chiave per l’evoluzione dei dinosauri.

Una scoperta nata da uno scatto fuori sentiero

La segnalazione è partita in silenzio, da una fotografia. Era una giornata limpida di fine estate, quando Della Ferrera ha notato strani rilievi impressi su una parete rocciosa inclinata. L’aspetto non lasciava dubbi: quelle non erano semplici erosioni. Gli esperti, allertati subito dopo, hanno confermato: si trattava di impronte fossili di dinosauri erbivori, probabilmente prosauropodi, noti per la struttura robusta, il collo allungato e la testa piccola. Alcuni esemplari potevano raggiungere anche i dieci metri di lunghezza. Le orme più grandi rinvenute, infatti, superano i 40 centimetri di diametro, segno di adulti in piena maturità.

Parco Nazionale dello Stelvio

Nel Parco dello Stelvio scoperte migliaia di orme di dinosauri – dossiertibet.it

Ma ciò che ha sorpreso di più i paleontologi è stata la quantità delle impronte e la disposizione geometrica: piste lunghe centinaia di metri, camminamenti paralleli, segni evidenti di spostamenti collettivi. Le orme mostrano dettagli come dita e artigli, incisi nel fango che milioni di anni fa ricopriva una vasta pianura costiera, oggi trasformata in altopiani alpini. All’epoca, la zona era lambita dalle acque dell’Oceano Tetide, in un clima tropicale. Con il sollevamento delle Alpi, quelle superfici fangose si sono trasformate in sedimenti rocciosi e inclinate quasi verticalmente: è così che le impronte sono arrivate fino a noi.

Il sito, situato tra i 2000 e i 2500 metri di quota, è stato finora protetto proprio dalla sua inaccessibilità. Ma adesso, sotto gli occhi della comunità scientifica internazionale, la zona è diventata un archivio geologico vivente capace di raccontare una fase cruciale della storia terrestre.

Perché la “valle dei dinosauri” è un tesoro unico in Europa

La portata del ritrovamento ha spinto i paleontologi a definire la zona come una delle più importanti scoperte avvenute in Italia e in Europa negli ultimi decenni. La valle di Fraele, ora ribattezzata “Valle dei Dinosauri”, sta offrendo spunti di ricerca inediti: le impronte permettono di ricostruire comportamenti sociali, modalità di spostamento e ambienti di vita che fino a oggi erano solo ipotizzati.

Secondo i primi studi del Museo di Scienze Naturali dell’Alto Adige, non è solo l’aspetto quantitativo a rendere eccezionale il sito, ma la combinazione tra stato di conservazione, contesto geologico e valore informativo. Le piste parallele mostrano con chiarezza che questi erbivori si muovevano in gruppi coordinati, una rarità nel panorama dei fossili italiani, spesso limitati a singole impronte isolate o frammenti ossei.

L’area sta attirando l’interesse di università europee e americane. Squadre interdisciplinari stanno lavorando a rilievi 3D e a nuove analisi stratigrafiche per stabilire l’esatta successione degli strati rocciosi. Il Comune di Valdidentro, nel cui territorio si trova il sito, ha avviato contatti con il Ministero della Cultura per valutare forme di tutela e, in prospettiva, una valorizzazione controllata per il pubblico.

Dal punto di vista culturale, la scoperta ridefinisce l’immaginario stesso delle Alpi italiane: non solo cime innevate e rifugi in pietra, ma terre emerse da un passato tropicale, capaci di custodire le tracce di creature che popolavano un mondo perduto. È anche un richiamo alla memoria geologica dell’Italia, troppo spesso raccontata solo attraverso il Colosseo, Pompei o gli etruschi, di

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