Curiosità

Altro che Piramidi e Colosseo, questa città segreta ha un monumento millenario con 93 milioni di mattoni

Jetavanaramaya
Altro che Piramidi e Colosseo, questa città segreta ha un monumento millenario -www.dossiertibet.it

Qui si trova uno dei monumenti più imponenti dell’antichità, dimenticato dal mondo ma ancora oggi venerato da migliaia di pellegrini.

Visitare Anuradhapura durante un giorno di luna piena è come compiere un salto nel tempo. Pellegrini vestiti di bianco camminano a piedi nudi lungo sentieri sabbiosi, mentre monaci intonano canti alle prime luci dell’alba. Questa città sacra, situata nella zona centro-settentrionale dello Sri Lanka, fu la prima grande capitale dell’isola e ancora oggi rappresenta un cuore pulsante del buddhismo Theravada. È proprio qui che sorge Jetavanaramaya, uno stupa monumentale costruito nel IV secolo d.C. su iniziativa del re Mahasena, oggi poco più della metà dell’altezza originaria ma ancora tra le più grandi strutture in mattoni mai costruite al mondo.

Un’opera colossale costruita con fango, fede e migliaia di mani

Quando venne completato, Jetavanaramaya raggiungeva i 122 metri di altezza, superato in volume solo dalle Piramidi di Giza, con oltre 93 milioni di mattoni di fango cotti. Un’impresa che appare ancora oggi incredibile, considerando la vulnerabilità dei materiali usati. Gli archeologi stimano che i mattoni sarebbero sufficienti a costruire un muro alto un metro da Londra a Edimburgo. Oggi lo stupa si erge a circa 71 metri, ma la sua imponenza è ancora evidente, specie se osservata dal cuore del complesso monastico Jetavana Vihara, che un tempo ospitava oltre 200 monaci.

Jetavanaramaya

Un’opera colossale costruita con fango, fede e migliaia di mani – www.dossiertibet.it

La costruzione non fu esente da tensioni. L’area scelta era considerata sacra dalla scuola buddhista ortodossa Maha Vihara, che non diede il consenso alla nuova costruzione. Il complesso divenne quindi legato alla setta Sagalika, più vicina alle dottrine Mahayana. Tuttavia, nessun testo Mahayana dell’epoca è sopravvissuto. Restano testimonianze frammentarie, come i pannelli d’oro scoperti negli anni, incisi con versi del Sutra Prajñāpāramitā in sanscrito, oggi custoditi al Museo Nazionale di Colombo.

Tra rituali millenari e misteri ingegneristici mai del tutto chiariti

Jetavanaramaya non era solo un simbolo religioso, ma anche un centro pulsante di vita spirituale e sociale. I fedeli offrivano cibo, stoffe e libri ai monaci, mentre ogni edificio del complesso era orientato verso lo stupa, rafforzando il senso di centralità sacra. Camminando oggi lungo la base, si vedono ancora i resti delle terrazze dove si svolgevano le offerte rituali. Il monaco-archeologo Godamune Pannaseeha spiega che molti aspetti della struttura restano inspiegabili: una guglia simile a una torre, forse ispirata a modelli romani, camere cilindriche interne, decorazioni con figure di Naga.

La costruzione richiese una logistica immensa: milioni di mattoni prodotti in fornaci locali, trasportati forse con elefanti o carri trainati da buoi, e posati uno a uno. Alcune fonti parlano di prigionieri di guerra e devoti impiegati nei lavori. Le impalcature erano fatte di bambù legato con fibre di cocco, mentre la malta era composta da dolomite, sabbia, argilla e calcare. I restauri moderni hanno introdotto cemento, forse peggiorando la conservazione.

All’interno dello stupa sono stati trovati reliquiari nascosti a diversi livelli. Custodivano reliquie sacre, rafforzando il ruolo di Jetavanaramaya come struttura spirituale costruita dall’interno verso l’esterno. Tra le scoperte più rilevanti, pannelli d’oro con immagini del Bodhisattva, veri e propri documenti Mahayana dell’antico Sri Lanka.

Oggi, Jetavanaramaya è affiancato dal Ruwanwelisaya, lo stupa più sacro per gli srilankesi. Anche se in origine era più piccolo, Ruwanwelisaya è stato costantemente restaurato e oggi è più alto del Jetavana. Si dice custodisca reliquie del Buddha e rappresenta il cuore del pellegrinaggio religioso nazionale. Il monaco Gnanathilaka Thero ha osservato un aumento dei visitatori stranieri ad Anuradhapura negli ultimi anni, dopo la guerra civile e la pandemia.

Visitare Anuradhapura oggi, specie in occasione della luna piena, significa immergersi in una fede millenaria viva: migliaia di pellegrini, rituali che iniziano all’alba, e un tempio sacro che protegge un albero considerato figlio diretto del Bodhi sotto cui il Buddha si illuminò.

Jetavanaramaya, costruito 1.700 anni fa, è stato l’ultimo stupa colossale mai eretto sull’isola. Nessuno, dopo, ha mai tentato qualcosa di simile. Un’opera unica, rimasta fuori dai riflettori, che merita di essere riscoperta per ciò che è: una delle più grandi conquiste ingegneristiche e spirituali dell’antichità.

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