Il Dalai Lama ospite sgradito
“Povera patria”, cantava nel 1991 Franco Battiato, con la sua inconfondibile voce, “Schiacciata dagli abusi del potere/ di gente infame, che non sa cos'è il pudore”. Che altro dire se non esprimere il disgusto, la nausea, il senso di vomito per l’ignobile comportamento, subdolo, vigliacco, da pusillanimi, mostrato dai vertici istituzionali del nostro paese e da quelli vaticani nei confronti del Dalai Lama? Lo hanno affermato in modo reciso, inequivocabile. Bisogna silenziare, occultare, cancellare la visita in Italia del premio Nobel per la pace 1989 nonché principale esponente, in esilio dal 1959, del Tibet che, armato solo di nonviolenza, rifiuta di assoggettarsi al genocidio e al brutale colonialismo degli invasori cinesi. Sia fatta oggi la volontà di Hu Jintao, come ieri, sulla Cecenia, quella di Vladimir Putin, come, ancora, quella del dittatore birmano Than Shwe! Sia fatta la remissiva, ossequiosa, volontà dei mercanti nel tempio che si fregiano, offendendolo, del nome di Cristo così come quella di presidenti del Parlamento che ogni sera s’inginocchiano davanti alle icone del Che e di Fidel!
Onore alla loro arroganza, al loro cinismo! Ciò che l’obbrobrioso governo di Pechino non è stato in grado di ottenere in Germania e negli Usa lo ha avuto (e in che modo!) in Italia. Una visita del Dalai Lama a Benedetto XVI? Ma per carità, non è stata mai in agenda, ha precisato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, aggiungendo che, pensate un po’, se fosse stata accordata, sarebbe stata addirittura la seconda in due anni… Vi rendete conto, voi umili mortali? Un ricevimento ufficiale in Parlamento? Mai e poi mai. Vogliamo scherzare? E poi gli accordi economici con i cinesucci chi li fa? Come facciamo a diffondere i loro prodotti tossici, cancerogeni, con le firme contraffatte, che a valanga investono il nostro mercato e avvelenano i bambini? Chi glielo dice agli imprenditori che si leccano le dita e gonfiano il proprio portafoglio grazie al rapporto privilegiato con la più grande e brutale dittatura del mondo? Per fortuna che la signora Moratti si è distinta. Vedrà sì quell’uomo pericolosissimo (fate attenzione è peggio di un kamikaze, è armato di amore, predica la nonviolenza e la pace nei cuori e nella mente) che infaticabilmente si aggira per il pianeta con i sandali infradito, la tunica gialloamaranto e il braccio scoperto ma, ci tiene a precisarlo, solo “nel contesto di una serie di incontri con altre personalità insignite del Premio Nobel per la pace”. Caspita che coraggio! Proprio una celodurista come il senatùr. Sarcasmo a parte, c’è da restare affranti, profondamente amareggiati. Questi signori non sono credibili quando parlano di democrazia o, con doppiezza, ostentano di rifarsi al messaggio cristiano. Non hanno volti, non hanno sguardi, ma maschere che celano la protervia del nulla.
Francesco Pullia



