Esternazioni Ciampi : prime reazioni
BRUXELLES, 6 DIC - L'Unione europea e' pronta ad inviare ''un segnale positivo'' sull'embargo per la vendita di armi alla Cina, ma esclude che una revoca possa essere gia' definita in occasione del vertice in programma dopodomani all'Aja con i dirigenti di Pechino. ''In questo momento non possiamo andare oltre'', ha detto un portavoce confermando, peraltro, che il tema fa parte - su richiesta cinese - dell'agenda dell'incontro di mercoledi', cui partecipera' il primo ministro Wen Jiabao, il quale incontrera' Jan Peter Balkenende, primo ministro dell'Olanda, paese che ha la presidenza di turno dell'Unione, il presidente della Commissione europea Jose' Manuel Barroso e l'alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Javier Solana. L'embargo e' stato inflitto dall'Ue a seguito dei fatti dell' '89 quando, nelle adiacenze della piazza Tiananmen, la protesta promossa da studenti e dissidenti fu repressa con la forza. Pechino da tempo chiede che il provvedimento sia tolto, sostenendo che ''sul controllo delle armi la Cina e l'Ue hanno interessi comuni per cui la firma di una dichiarazione congiunta su tale tema e' molto importante''. Diversi paesi, tra cui la Francia e la Germania si sono pronunciati favorevolmente. Oggi anche l'Italia ha preso posizione a favore della revoca. Il Consiglio europeo ha gia' affrontato il tema senza raggiungere per ora un accordo. Regno Unito, Danimarca, Svezia ed Olanda sono tra i paesi che si oppongono a annullare l'embargo. Il Parlamento europeo, nella sua plenaria di novembre ha votato una risoluzione contraria ad accogliere la richiesta cinese sostenendo che il blocco deve essere mantenuto ''finche' l'Ue non avra' adottato un codice di condotta giuridicamente vincolante sulle esportazioni di armi e finche' la Cina non avra' compiuto passi concreti verso un miglioramento della situazione dei diritti umani''. ''Non ci sono le condizioni per rimuovere l'embargo europeo alla vendita delle armi alla Cina'', ha detto oggi Monica Frassoni, co-presidente del gruppo dei Verdi all' europarlamento, la quale ha invitato quindi il ministro degli esteri Gianfranco Fini ''a non compiere passi falsi coordinando la posizione del governo italiano con quella europea''. Dopo i fatti dell'89 ''la situazione dei diritti dell'uomo in Cina non ha fatto progressi. I diritti sono calpestati in Tibet come nel Xinjang e la tensione sta pericolosamente crescendo tra la Repubblica Popolare e Taiwan'', ha aggiunto Frassoni, secondo la quale occorre evitare che ''le armi europee siano usate per reprimere o per scatenare nuove guerre di annessione''. All'Aja, Ue e Cina affronteranno anche altri temi importanti, inclusi alcuni contenziosi esistenti in materia di commercio e la riammissione di immigrati clandestini sulla quale Bruxelles punta ad aprire un negoziato formale.
CINA: CALDEROLI, ALLIBITO DA CIAMPI SU REVOCA EMBARGO ARMI
ROMA, 6 DIC - ''Sono allibito per le dichiarazioni fatte in Cina, riguardo alla possibile revoca dell'embargo sulle armi, dal Presidente della Repubblica, Ciampi, in quanto il Capo dello Stato rappresenta il Paese, ma non puo' assumere delle decisioni per conto del Paese che non siano state discusse nelle sedi preposte dalla Costituzione''. Il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, torna ad attaccare il Capo dello Stato e sottolinea come l'intervento presidenziale favorevole alla revoca dell'embargo per le armi alla Cina ''sia assolutamente discutibile nella forma ed assolutamente condannabile nella sostanza''. ''L'embargo posto nel 1989 dall'Unione Europea - ricorda il ministro leghista - e' stato confermato da una decisione presa dall'Europarlamento nel dicembre del 2003: poche persone e gli interessi di alcune nazioni, piu' attente al business che alla sicurezza mondiale, non possono fare si' che la Cina, dopo aver mandato all'aria l'equilibrio economico mondiale, possa rappresentare un rischio, con l'acquisizione di armamenti, anche per il gia' precario e difficile equilibrio che fino ad oggi ha assicurato la democrazia e la pace nel mondo''. ''Non e' neppure pensabile, poi, che la revoca dell'embargo possa rappresentare una boccata di ossigeno per le imprese nostrane produttrici di armi, anzi diventera' la loro morte, dato che - osserva Calderoli - una volta acquisita la tecnologia europea, l'industria cinese, come gia' e' accaduto in tutti gli altri campi, le distruggera' sotto gli aspetti dei prezzi e della concorrenza''. ''Ma non e' solo l'aspetto della pace e quello imprenditoriale a doverci far riflettere: prima di poter discutere della revoca dell'embargo i cinesi dovranno dimostrare la reale accettazione e applicazione dei diritti umani, universalmente riconosciuti nel mondo occidentale, ma evidentemente del tutto mancanti a casa loro. Diciamolo fuori dai denti, tutti sanno che l'embargo viene gia' oggi facilmente aggirato da paesi come la Francia: la boutade di questi giorni sembra essere una marchetta, o meglio una permuta, per ottenere il sostegno della Cina per avere un posto nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu. Se cosi' fosse - conclude il ministro - prima di esporre una posizione che potrebbe non essere quella del Paese, e' bene che se ne discuta nel Governo e in Parlamento: cosi' dice la Costituzione''.
CINA: CAPEZZONE, DA CIAMPI NON UNA PAROLA SUI DIRITTI UMANI
ROMA, 6 DIC - ''C'e' da rimanere, se non sorpresi, certo addolorati. Dal Quirinale alla Farnesina, dalla corte, o corteo, di imprenditori e 'conf' all'intero sistema mediatico scritto o audiovisivo, non una sola parola e' stata pronunciata a proposito della liberta', della democrazia e dei diritti umani in Cina''. Lo dichiara Daniele Capezzone, segretario di Radicali Italiani. ''Senza vergogna si parla invece - prosegue l'esponente radicale - di un nostro apporto alla fine dell'embargo sulla vendita di armi alla Cina: cioe', in buona sostanza, del nostro apporto a rendere questo regime ancora piu' violento e pericoloso''. ''E del resto la stessa insistenza sulla opportunita' di fare affari meriterebbe un approfondimento: perche' - conclude Capezzone - non e' solo piu' politicamente condivisibile, ma anche economicamente piu' sicuro fare affari con un paese a cui si pone il 'problema demografico' che non con un regime che uccide, sequestra, opprime e a cui incredibilmente scegliamo di non porre alcuna condizione''.
CINA:VERDI,ITALIA SUBORDINI ACCORDI A RISPETTO DIRITTI UMANI
ROMA, 6 DIC - ''L'Italia subordini la firma di ogni accordo commerciale al rispetto dei diritti umani da parte del governo cinese e resti ferma nel mantenere l'embargo sul commercio delle armi''. Lo chiede la deputata Verde Laura Cima, segretaria della commissione Esteri, in riferimento alla visita in Cina del Presidente Ciampi e agli accordi che vengono sottoscritti con il governo cinese. Cima ricorda in una nota di aver inviato ai capigruppo della Camera una lettera per chiedere la sospensione della discussione in aula del Ddl governativo che prevede la ratifica di un accordo con la Cina nel campo della tecnologia e degli equipaggiamenti militari. ''Il recente no dell'europarlamento alla revoca dell'embargo delle armi destinate alla Cina - afferma - deve essere un monito per il governo italiano. Prima di firmare accordi con il gigante cinese e' indispensabile chiedere un suo segnale forte per un maggiore impegno nel campo del riconoscimento dei diritti umani''. ''Pechino - afferma ancora Cima - che ha bisogno di nuovi spazi commerciali all'interno dell'Unione Europea, si trova in bilico tra la volonta' di assecondare le richieste della comunita' internazionale e la perpetrazione della violazione di alcune liberta' fondamentali, come accade in Tibet''. ''L'Italia dunque - conclude - subordini la firma di ogni accordo commerciale al rispetto dei diritti umani da parte del governo cinese e all'avvio di un vero processo di democrazia''.



