COMUNE DI BOLOGNA : APPROVATO ALL'UNANIMITA' UN ORDINE DEL GIORNO SUL RECENTE VIAGGIO DEL CAPO DELLO STATO IN CINA E SUL PERDURARE DELLE VIOLAZIONI DEI DIRITTI UMANI IN CINA E NEL TIBET
Il Consiglio comunale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno sul recente viaggio del Capo dello Stato in Cina e sul perdurare delle violazioni dei diritti umani in Cina e nel Tibet. Questo il testo completo dell'ordine del giorno.
A fronte del recente viaggio del Capo dello Stato in Cina, e dei nuovi accordi in materia economica e culturale assunti dai governi dei due Paesi, il Consiglio comunale di Bologna apprezza tutto quanto possa essere fatto per migliorare le relazioni politiche ed economiche tra l'Italia e la Cina, in una visione mondiale di cooperazione tra i governi e tra i popoli ed anche nell'interesse dell'economia nazionale e delle opportunità di investimento e di interscambio culturale e commerciale tra i due Paesi.
Bologna accoglie una forte comunità di cittadini provenienti dalla Cina, che partecipano alla vita ed allo sviluppo della città; proprio nei giorni scorsi l'Università di Bologna ha annunciato che dal prossimo anno accademico sarà aperto un "Collegio di Cina" a Bologna con circa cinquanta allievi. Bologna è , dunque, particolarmente attenta alle relazioni bilaterali con questo Paese, che svolge un ruolo importante nella politica mondiale e sta vivendo una fase di rapido e forte sviluppo economico.
Il Consiglio comunale di Bologna esprime, però, al Governo italiano ed all'opinione pubblica, la necessità che venga fatto ogni sforzo, da parte dell'Unione Europea e della Comunità internazionale, perché, ad un quarto della popolazione mondiale, che vive in questo grande Paese, vengano garantiti gli elementari diritti civili e le libertà fondamentali.
Il Consiglio comunale di Bologna ricorda, poi, come un Paese sovrano, il Tibet, sia occupato dal 1949 dall'esercito della Repubblica Popolare Cinese, e come questo Paese sia stato sottoposto ad una metodica distruzione del suo patrimonio culturale e religioso e ad una colonizzazione forzata di cittadini cinesi nel territorio tibetano al fine di rendere numericamente minoritaria la popolazione tibetana.
Da quell'anno sono morti, come diretta conseguenza dell'occupazione cinese, oltre 1.200.000 tibetani ed è iniziato un processo di distruzione e di sfruttamento intensivo di una delle aree ambientali più importanti ed intatte del pianeta.
Nonostante la disponibilità del Governo tibetano in esilio e di Sua Santità il Dalai Lama, insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1989, ad avviare una trattativa con il governo cinese per una soluzione negoziata all'occupazione militare, la Repubblica Popolare Cinese ha intensificato, negli ultimi anni, le azioni volte a sradicare la tradizione religiosa locale, con ogni sorta di persecuzione verso il popolo ed i religiosi del Tibet.
Basti ricordare che dal 1995, anno della sua sparizione, mancano notizie di Choekyi Nyima, un bambino di 6 anni, e della sua famiglia, rapiti dalle autorità cinesi. Il solo crimine di questo bambino è stato quello di essere investito, secondo la tradizione religiosa locale, del ruolo di seconda carica della gerarchia religiosa tibetana, dopo il Dalai Lama. Le autorità cinesi hanno addirittura proceduto alla nomina, per quella carica religiosa, di un altro bambino scelto da loro, violando, come avviene da decenni nei confronti della comunità cattolica cinese per la scelta dei Vescovi, la libertà religiosa e spirituale, che è una delle libertà fondamentali di ogni Paese civile.
Il prossimo 24 aprile, Choekyi Nyima compirà 16 anni e da 9 vive segregato, tanto che Amnesty International lo ha definito "il più giovane prigioniero politico del mondo". La vicenda del piccolo Panchen Lama si è aggiunta alla lunga serie di torti e di violenze che i governanti della Repubblica Popolare Cinese stanno infliggendo da 50 anni alla straordinaria forza spirituale di un intero popolo. Il sequestro di un bambino di appena sei anni, "colpevole" solo di essere stato riconosciuto come reincarnazione di un importante maestro spirituale, deve spingere ogni coscienza a mobilitarsi perché questa intollerabile violenza a un minore possa cessare al più presto.
Il Consiglio comunale di Bologna, ricordando le risoluzioni di numerosi Parlamenti che hanno espresso profonda preoccupazione riguardo a questa vicenda e, in particolare, l'appello lanciato il 30 novembre 1999 dall'Intergruppo Tibet del Parlamento Europeo, riafferma la propria scelta a tutela dell'infanzia, ribadita solennemente, in seduta congiunta con il Consiglio provinciale, lo scorso 20 novembre.
Il Consiglio comunale di Bologna, rivolge, dunque, un appello al Capo dello Stato ed al Governo italiano perché si facciano partecipi, presso l'Unione Europea e gli organismi internazionali, della necessità di proseguire sulla strada del dialogo e della cooperazione con la Cina, in un quadro internazionale di comprensione tra i popoli, di riduzione della produzione e del commercio delle armi e di azioni decise e globali per la salvaguardia ambientale del pianeta, operando, però, ogni atto utile per una affermazione dei diritti civili in Cina, per la liberazione di Choekyi Nyima e dei suoi familiari e per la fine della persecuzione etnica e religiosa nei confronti del popolo del Tibet.



