Cina, il caso DeCaro risolleva le polemiche sui diritti violati
Non si placa la polemica sulle violazioni dei diritti umani in Cina. Dopo il rifiuto della Cisl di incontrare il sindacato ufficiale, l’Acftu, resta aperta la vicenda della DeCoro. La solidarietà del segretario generale Savino Pezzotta, e contatti con i lavoratori cinesi, vittime delle gravissime violazioni dei diritti umani e del lavoro, per attivare ogni opportuna iniziativa al fine di ripristinare il rispetto delle convenzioni internazionali, rappresentano ora la risposta della Cisl alle violenze che si sarebbero registrate proprio nella fabbrica di divani DeCoro in Cina. ”Invieremo una lettera al ministro dell'Industria Claudio Scajola perchè attui le procedure previste dalle Linee guida Ocse sulle multinazionali e faccia convocare l'azienda e il sindacato per far sì che tali violazioni non siano reiterate e che i lavoratori e le lavoratrici cinesi possano lavorare con dignità - spiega Pezzotta - Questo è un ulteriore esempio - aggiunge - di come le imprese, che investono in questo Paese, sfruttino l'assenza di democrazia, di un sindacato indipendente e democratico e di una legislazione del lavoro che garantisca i lavoratori: tutto ciò determina forme di concorrenza sleale del tutto inaccettabili, perchè basate sullo sfruttamento del lavoro. È necessario, quindi - sottolinea il leader della Cisl - che il Governo italiano avvii immediatamente una verifica su tutte le imprese italiane che investono e operano in Cina per accertare la loro coerenza con le norme internazionali del lavoro e con quelle dell'Ocse. Il Governo, inoltre, deve assumere ogni necessaria iniziativa perchè le incentivazioni alla internazionalizzazione, previste dalla legge finanziaria, siano condizionate al rispetto dei diritti umani, del lavoro e dell'ambiente”.A dicembre Pezzotta sarà ad Hong Kong, in preparazione della Conferenza ministeriale della Wto, e coglie l’occasione per chiedere all'azienda di permettergli di entrare nella fabbrica cinese e di incontrare, senza alcuna interferenza, i lavoratori e le lavoratrici.
Per la prima volta un'azienda italiana è al centro di una dura battaglia operaia in Cina, accusata di gravi abusi contro i diritti umani. La DeCoro, produttrice di divani con una fabbrica nella zona industriale di Shenzhen, è denunciata per lo sfruttamento e perfino le violenze commesse da manager italiani sui dipendenti locali. ”Il presidente dell'azienda - sottolinea Repubblica - smentisce tutto e grida al complotto, ma la protesta finisce con grande rilievo sulla stampa indipendente di Hong Kong. ”Secondo questa versione -prosegue il giornale- è dopo un'aggressione contro tre leader operai, finiti all'ospedale lunedì, che tremila dipendenti della DeCoro hanno abbandonato la fabbrica e hanno manifestato bloccando l'autostrada di Pingshan”. Gridavano ”fermate la violenza, vogliamo giustizia e protezione dei nostri diritti”. È intervenuta la polizia anti-sommossa e li ha dispersi a manganellate, aggiunge il giornale riferendo di un servizio apparso sul South China Morning Post con la foto di due operai, Chen Zhongcheng e Liang Tian, ”ricoverati in ospedale con gli occhi tumefatti e alcune fasciature”. Interpellato dal quotidiano in Italia, il presidente della DeCoro, Luca Ricci, ha smentito di aver chiesto tagli salariali del 20%. Ricci chiama in causa ”alcuni individui” che potrebbero aver fomentato ad arte le proteste. Ricci afferma di essere ”molto sorpreso” perchè ”è la prima volta nella nostra storia che abbiamo dispute di questo tipo con i nostri lavoratori”.Alludendo a interessi che potrebbero essere dietro alla protesta dei lavoratori, Ricci prosegue: ”Al mio ritorno in Cina, condurrò un' indagine sulle vere ragioni che sono dietro a quest' incidente. Se risulterà che qualcuno dei nostri dirigenti italiani ha agito in maniera impropria, sarà punito”. Ra.Vi.
Fonte : Conquiste del Lavoro



